Il viaggio è decisamente intrigante, attraente. Le sere prima della partenza sono cariche di emozioni e attenzioni. Ogni volta viene ricontrollato l’itinerario, si preparano i bagagli e si controllano i documenti da portare appresso. Sono attività queste in grado di diffondere nella stanza melodie di entusiasmo e di proiettare le visioni al di là del bosco, in quella terra costruita in cui la mente ha già fatto visita. La vettura è pronta. La batteria è carica e il serbatoio riempito.
Le luci dell’alba abbracciano i due lati della strada in cui si riconoscono le familiari sagome, e dai finestrini aperti giungono i sapori di un’esistenza. E mentre la luce si fa più intensa si scorgono già le grandi costruzioni, le mirabili strutture, e danzano le fugaci immagini in un divenire metropolitano di suoni e odori.
La città ormai riempie lo spazio e il reticolo urbano si dirama in ogni direzione, pronto per essere vissuto. Le materie e i colori vengono assaporati e lungo l’itinerario stabilito si aprono alla vista nuovi quartieri, stimolanti scorci dalle caleidoscopiche fattezze. Poi improvvisi appaiono loro, rigogliose anime verdi, a volte giardini, a volte parchi prorompenti, alimentate da scalatori che, arrampicando le vie che li circondano, afferrano l’azzurro cielo. Quando questi concedono di poter essere avvicinati, di poter essere abbracciati, esplodono profumi di pelli ligne, dolci e inebrianti, e guardando di fuori, la città acquista curiose sfumature, originali filtri le conferiscono insoliti profili, degni di essere rappresentati. E l’immaginazione si fa arte.